Santuario Madonna dell'Ambro


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Alluvione 7 Ottobre 1955

Voce del Santuario > 2013

ALLUVIONE AL SANTUARIO
DEL 7 OTTOBRE 1955


Riportiamo un articolo del padre Sebastiano, allora rettore del santuario dell’Ambro, per evidenziare come il racconto di quel tempo possa essere riproposto nei dettagli per quello che è accaduto oggi, salvo ciò che si dice del santuario che non è stato toccato dalla furia dell’acqua, merito dei lavori fatti a suo tempo e della tempestività dell’intervento di qualche ruspa escavatrice


Venerdì notte, 7 ottobre 1955, tra tuoni e lampi accecanti, rabbiosi ed insistenti, cateractae coeli apertae sunt super terram. E' la frase biblica indicante l'inizio del diluvio universale, che si può applicare alla zona del Santuario dell'Ambro. Nella notte tenebrosa, rischiarata sinistramente da qualche guizzo che spezza il cielo, le acque si sono precipitate dai monti, han fatto ressa nei canaloni e negli anfratti della roccia, trascinando al basso materiale con fragore. Il fiume Ambro, normalmente buono, benché un po' imbronciato e rumoroso, ha subito mutato voce e tonalità. Come consapevole della sua forza, avanzava con voce cupa, profonda, rotta continuamente dal cozzo delle pietre enormi per peso e per quantità che trasportava nella sua corsa. Nella notte, fra tanto fragore, con una pioggia ostinata e violenta, nell’impossibilità di vedere che cosa stesse succedendo, il cuore era in sospeso. Finalmente passa la lunghissima notte angosciosa! L'alba, penetrata di prepotenza tra le spesse e basse nubi, ha illuminato il pauroso lavoro notturno. Il fiume era limaccioso, inquieto, quasi furibondo. Sì, era ingigantito. Aveva invaso tutto il largo letto a sua disposizione, e minacciava il peggio di momento in momento. II fiume comincia ad essere temibile. Ha già trasportato tanta pietra, sabbia e pietrisco' da riempirne treni e treni. Il letto si solleva continuamente e con ritmo accelerato. II nuovo ponte passerella è quasi ostruito dal pietrame. Ma il fiume sembra non curarsene, non vuol passare sotto il ponte, devia, si getta contro il prato accumulando materiale in modo sorprendente. II fiume riprende il suo corso, va con impeto contro il ponte colpendolo con grosse pietre. E' una sfida. Le pietre (alcune più di tre quintali!) si fermano, fanno argine. L'acqua, livellato il ponte con l'apporto di detriti, vi salta sopra vittoriosa e ridiscende formando una cascata e nella sua folle ed impressionante corsa, trascina pietre, pietre e pietre. II letto del fiume si è livellato alla massima altezza dei parapetti del ponte. E' il momento più cruciale e pauroso. Piove a dirotto. L'acqua aumenta. Il fiume dilaga invade ogni dove” Le piccole mura dell'orto a fianco del Santuario sono pure sopraffatte dalla marea di pietre. L'acqua le scavalca, salta nell'orto trascinandovi enormi massi. La piccola coltivazione di erbaggi e fiori è in balìa del fiume.Le prime a risentire della presenza dell'acqua son le zucche. (Salviamo le zucche! aveva ripetuto il P. Cristoforo). Eccole, ma una dietro l'altra, prendono il via. Sembra che galleggino con giudizio. Sanno evitare di fracassarsi la... zucca contro i massi. Qualcuna poi è stata ritrovata intatta in fondo al piazzale.Ma ecco pure i fagioli, i pomodori, le dalie e i crisantemi che erano stati curati con amore, tutto a poco a poco viene sommerso o sradicato.



ORE 18
L'orto è scomparso. Ci si è precipitata tutta l'acqua limacciosa del fiume con il suo carico schiacciante di pietre. Quando sarà terminata la furia, ci saranno oltre due metri di spessore di breccia, ciottoli e massi.
Ma e gli scantinati del convento? Siè pensato subito a sgombrarli appena si è visto che l'acqua stava per invadere l’orto. Si è fatto lentamente. Si sgombravano più per precauzione che per convinzione. Chi avrebbe mai detto che l'acqua li avrebbe inondati? Non avevamo neanche terminato di portar via le cose più necessarie che già l'acqua stava penetrando dalle finestre, dalle fessure dei muri, dalle porte. Era la fine dallo scantinato. L'acqua lo ha riempito di breccia con oltre due metri di spessore. Non basteranno quaranta autocarri per trasportarla

notte
Rapidamente annotta. La minaccia del fiume non rallenta, anzi sembra che vada aumentando con l'avanzarsi della notte. Le fondamenta del conventino sono prese d'assalto dal ciottolame che, spinto dall'acqua, lo picchietta con violenza. E' prudente andare a dormire? Si decide di vegliare. Non si sa mai quale sorpresa possa riservarci la furia delle acque. Durante la notte si tiene d'occhio il fiume che va vagando or qua or là del suo letto come un malato inquieto. Eccolo: verso la mezzanotte batte con forza contro il fabbricato, questa volta l'investe dalla parte del monte. Ha scavalcato l'enorme macigno che è a difesa naturale del conventino, preme contro la porta del corridoio che è stata precedentemente ben difesa e sprangata. L'acqua filtra rumorosa dalle fessure, scorre per i pavimenti, penetra nel salone, in tutti i locali lasciando mata appiccicosa. La porta opposta, al contrario, per tutta la notte è rimasta spalancata e puntellata per ogni evenienza: può essere via naturale d'uscita per l'acqua che eventualmente irrompesse dal monte. La pioggia intanto continua. Il fiume incessantemente trascina massi e pietre che cozzano tra loro come in un perenne scalpiccio di cavalli sull'acciottolato.

9 OTTOBRE, DOMENICA

Spunta l'alba. Si esce incuriositi e timorosi per osservare il fiume minaccioso. Qua e là cumuli enormi di detriti strappati alle montagne. Tronchi, rami ed alberi disseminati dalle acque un po' dovunque. A monte del Santuario il fiume è rabbioso. Scende con violenza asportando terreno dove passa e sprofondandosi in un nuovo letto. L'acqua ribolle, s'impenna, sbuffa, sventaglia intorno agli scogli che non può trasportare nella sua corsa pazza. Nel Santuario tutto è sconvolto. Non sembra
più quello di prima. Il fiume è ingigantito. Il piazzale, l'orto e parte del prato è tutto un pietrame accumulato alla rinfusa. Non mancano dei cespugli di piante, dei rami con foglie posti sopra il ponte, ormai inesistente, e sul piazzale. Altra configurazione.

ORE 9,30

Finalmente!.., Le nubi si diradano e... qualche raggio di sole viene ad illuminare e a rendere più desolante la scena. La pioggia è terminata, ma il fiume non se n'è accorto. Prepotente scende dai monti anzi più rigonfio e furibondo. Ripiglia il suo corso in quello che fu l'orticello del Santuario e flagella il muro scaricandovi contro delle grosse pietre. Resisterà non resisterà? Si è in ansia.

ORE 14
Giunge sul luogo un inviato dal Genio Civile di Ascoli Piceno avvertito telefonicamente da noi e dal Sindaco di M. Fortino. Rimane sorpreso dall'entità enorme dei danni. Riferirà, si provvedere al più presto. Sopralluogo anche del Maresciallo dei Carabinieri di Montemonaco che, tutto preoccupato, ritorna ancora nella notte, nonostante la pioggia, per riferire con esattezza ai suoi superiori.

NOTTE
Scende la notte. Riprende la pioggia. Sinfonia notturna di pietrame cozzante tra le acque. Ancora timori per il conventino che viene minacciato ora dalla parte del monte. Il grande scoglio che lo protegge è investito con rabbia. Il fiume in questa notte sembra accanito contro di lui, l'avvolge, lo spoglia di tutta la sua terra, gli penetra sotto e lo bersaglia con grosse pietre. Trema ad ogni colpo e con lui par che tremi tutto il fabbricato. Buon consiglio: abbandonare il conventino. Ci si rifugia nel piccolo romitorio posto dinanzi la Chiesa, sul piazzale. Anche da qui si sentivano i tonfi e i tremori. Nottata in bianco.

10 OTTOBRE
L'alba ci da una nuova sorpresa. Il fiume è tutto diretto contro il prato. Mangia continuamente terra. Ne ha asportata già sette, otto, dodici metri in profondità. E' vicino alla grande quercia, secolare, forse millenaria quercia, segno dell'antichità, ed è penetrato sotto le radici che ormai per metà son sospese sopra le acque. Sono le 7,30 : uno strappo, uno schianto fragoroso. Sembra che precipiti una valanga. La quercia si è abbattuta sopra al fiume con tutta la sua superba chioma. Con la quercia è partita una vigile sentinella del Santuario, forse l'unico testimonio vivente dell'Apparizione della Madonna sulle rive di questo fiume capriccioso. Altra vittima dell'impeto delle acqueè stato il noce che allargava le sue braccia frondose dietro il conventino. Era caduto nella notte, abbattutosi sopra i tubi dell'acquedotto, già in parte scoperti o divelti. In mattinata la pioggia rallenta, al fine cessa. Sul posto, da Ascoli giunge l'Ingegnere Capo del Genio Civile con altri ingegneri e geometri, si danno ordini per un immediato e sommario sgombero dell'enorme materiale accumulato. Alla sera dello stesso giorno arriva la «Ruspa» e si inizia il lavoro. Si tenta di arginare alla meglio, e si costringe il fiume a ripassare sotto il ponte, mentre degli operai, con rami, tronchi e grosse pietre cercano di imbrigliare il furioso andare dell'acqua.

Questo fiumicello avrebbe mai pensato che tanta gente si sarebbe interessata di lui e che una macchina potente sarebbe intervenuta per togliergli dei capricci... delle velleità... devastatrici?

VISITE ILLUSTRI
Fra tanti mali e disastri apportati dall'alluvione, vi è stato anche un beneficio: ha fatto accorrere sul luogo personalità di primo piano: l'Ecc. il Ministro dei Lavori Pubblici, ROMITA. Accompagnato dal Prefetto di Ascoli Piceno, Dott. Prosperi, dal Provveditore delle OO.PP di Ancona. dall'Ing. Capo del Genio Civile di Ascoli, dal Direttore dell’UNES Dott. Panaccione, dai Sindaco di Montefortino e da molti altri del seguito. Il Ministro è giunto al Santuario alle ore 10,30 del giorno 11 novembre. Il Santuario inondato di sole mostrava con tutta l'evidenza dello squallore, le sue piaghe aperte. Il Ministro Romita si è interessato vivamente ed argutamente, e ha prospettato l'urgente necessità d'una rapida sistemazione radicale, affinché non si abbiano più a ripetere simili disastri che possono compromettere l'esistenza del Santuario stesso. Ha parlato di briglie, di muraglione a difesa dei fabbricati edi altri provvedimenti, dando di tutto questo l'incarico al Sig. Provveditore alle OO.PP. di Ancona. Il Ministro, accompagnato dal Rettore del Santuario, ha compiuto una fugace visita alla Chiesa esprimendo la sua ammirazione per la bellezza e il decoro. Il 15 dello stesso mese si son dati convegno all'Ambro tre ingegneri: il Dott. Modena, comandante del Corpo Forestale di Ascoli, l'Ingegnere Conte Mancini, capo del Consorzio della Bonifica del Tenna e l'Ingegnere Capponi in rappresentanza dell'Ingegnere Capo del Genio Civile di Ascoli Piceno. Tutti e tre si son resi conto anch'essi dell'urgente necessità di sistemazione del bacino dell'Ambro e di un immediato sgombero del materiale radunato dalle acque in prossimità del Santuario. Dinanzi a quest'interessamento unanime da parte delle autorità si prevede un sollecito e fattivo lavoro. Siamo sicuri che a giorni, tempo permettendolo, se ne vedranno gli effetti. Il Santuario dell'Ambro, compiute le opere imponenti di sistemazione, potrà dormire i sonni tranquilli anche se il fiume, come fanciullo inquieto, vorrà fare le bizze. Intanto i Padri Cappuccini, addetti al servizio del Santuario, ringraziano sinceramente tutti coloro che hanno mostrato un interesse particolare per riparare i disastri provocati dall'alluvione. Un ringraziamento speciale a S. Ecc. Mons. Norberto Perini, Arciv. di Fermo, per essere accorso anch'Egli all'Ambro per rendersi conto che il Santuario che ama tanto, era ancora intatto.

La Madonna, che accoglie maternamente tutti i devoti ai Suoi piedi protegge in eterno il Suo bel Santuario!



foto storiche dell'alluvione del 55


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