Santuario Madonna dell'Ambro


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Convegno sibille ed arte

Voce del Santuario > 2013

Chiusura del 10° anniversario della celeste patrona
vari ed interessanti interventi sulle sibille e l’arte del santuario

Le iniziative per il decennale si sono concluse con un convegno dal titolo: Nel cuore dei Sibillini. Il pellegrinaggio e l’iconografia – Il santuario dell’Ambro e il suo territorio.
Il 20 ottobre, nell’Auditorium V. Virgili, con inizio alle 9.30 sono state tenute relazioni molto interessanti. I lavori della mattinata sono stati coordinati dal prof. Luigi Bellesi mentre moderatore nel pomeriggio è stato il prof. Vincenzo Pasquali. La Prof.ssa Ileana Ghirassi Colombo ha aperto con una relazione in cui ha presentato i linguaggi oracolari e la costruzione della storia, sottolineando che ogni testo, non solo quello di una Pizia o di una Sibilla, è un rebus. Si è posta la domanda: “Dieci, dodici, tredici … quante Sibille?”. La relatrice è partita da Isidoro (VII sec.), ha parlato delle Sibille malinconiche, si è soffermata sul tempo che consuma il corpo sibillino fino a che non rimarrà altro che la voce. Si è soffermata sulle dieci Sibille di Varrone, sulle dodici Sibille del Barberis (1481), si è interrogata sulla” tredicesima Sibylla” nascosta sulle montagne dell’Appennino e su altre variazioni sul tema.
Il
Prof. Carlo Tomassini ha sviluppato un intervento su “I pellegrini e l’arte al Santuario della Madonna dell’Ambro” si è soffermato sul complesso legame tra fedeli e opere d’arte presenti nel Santuario, passando in rassegna le numerose iconografie di religiosi e religiose presenti nella chiesa.
Il pellegrinaggio è stato trattato da
Padre Floriano Grimaldi che, partendo dall’attualità del tema ha invitato a sviluppare una ricerca negli archivi della zona perché se si afferma che quello dell’Ambro è “il Santuario più antico delle Marche”, come sostengono alcune pubblicazioni, è un po’ un dovere dei residenti della zona sostenere con adeguate documentazioni queste affermazioni. Ha suggerito possibili itinerari di ricerca quale quella dell’apparizione su un faggio che si legherebbe alla tradizione longobarda. Legato con la sua relazione è stato l’intervento di Antonio Volpini che ha presentato una “proiezione e corredo per viaggi e pellegrinaggi” offrendo un momento di grande curiosità e interesse. Gli studenti della scuola media di Amandola hanno avuto la possibilità di vedere e di porre domande sulle varie attrezzature, immaginando come i pellegrini medioevali si abbigliavano, si attrezzavano e documentavano la loro impresa.
Ha chiuso gli interventi della mattinata la
Prof.ssa E. Silvestrini che ha parlato del Santuario visto dalla parte dei devoti come luogo dello scambio. Lo scambio che avviene durante la visita al santuario è dunque il tentativo di “appropriarsi” del sacro e contemporaneamente fare dono di sé o dei propri cari, lasciando nel santuario fotografie, ex voto anatomici o simbolici, manufatti realizzati personalmente, iscrizioni graffite con il proprio nome, impronte di mani e così via. Suggestive le immagini presentate, relative prevalentemente al territorio dell’Italia centrale e riferite a diverse tipologie di comportamenti devozionali e di donazioni votive.

L’iconografia
Nel pomeriggio il convegno è proseguito nella suggestiva atmosfera del Santuario, accompagnati dal suono dell’organo (inaugurato nel 1931) che, con il maestro Sandro Barchetta, ha introdotto le immagini evocando emozioni e arcane armonie. Numerosi sono stati gli interventi. Il Prof. G. Capriotti ha presentato la decorazione delle cappelle dei cavallari nei santuari mariani di Macereto e di Montefortino (dell’Ambro); entrambi legati a due singolari miracoli mariani, furono anche al centro di importanti traffici commerciali e di sentieri che varcavano l’Appennino. Proprio per questo motivo i cavallari chiedevano protezione alla Vergine e lo facevano con decorazioni che richiamavano i pericoli e le preoccupazioni del loro lavoro.
Il
Prof. O. Diamanti ha dato inizio alla sua relazione con la lettura di un documento su Malpiedi per presentare i miracoli del 1796-1850 a S. Ginesio e nelle Marche, ha proseguito poi con un confronto fra quadri dell’Annunciazione e di S. Michele presenti nel Santuario e nel territorio. D. Malpiedi è artista polivalente, pittore, scultore, intagliatore, egli si può ben definire «il pittore dei Monti Sibillini». Ha decorato e dipinto numerose cappelle nel Santuario e nelle chiese del circondario e sarebbero utili un approfondimento e una ricerca di archivio per documentare e chiarire notizie e date.
La
Prof.ssa F. Coltrinari ha proseguito la serata parlando di “Martino Bonfini, un percorso tra documenti e immagini” in cui ha presentato documenti inediti e l’iconografia del Bonfini. Successivamente ha avuto luogo un approfondimento a più voci dal titolo “Iconografia sibillina e territorio” centrato sulle 12 Sibille: il Prof. Giannini ha guidato gli intervenuti in un percorso che, dal lago Averno e dalle rappresentazioni dei maggiori pittori, è poi arrivato al Bonfini e alle 12 Sibille del Santuario; la dott.ssa T. Fonzi ha presentato le Sibille di Visso, realizzate nel Seicento, su tela da Nicola di Belvedere di Jesi, che costituiscono una delle poche serie ancora integre, in cui sono presenti dodici profetesse, secondo il canone formalizzato alla fine del XV secolo dal teologo siciliano Filippo Barbieri. Alla stessa tradizione fanno capo anche le dodici Sibille dipinte da Martino Bonfini per la Madonna dell’Ambro, che in comune con quelle di Visso ha sicuramente il testo di riferimento; la dott.ssa L. Vitelli ci ha illustrato uno dei cicli pittorici più interessanti del ‘700 ascolano e marchigiano per i suoi contenuti iconografici, collocato nella chiesa romanica di Sant’Angelo Magno di Ascoli Piceno. Realizzato tra il 1713 e il 1718 per i colti monaci olivetani da Don Tommaso Nardini, sacerdote ascolano, il ciclo pittorico narra l’importanza dell’intervento angelico nella storia della salvezza, enfatizzando il ruolo di San Michele Arcangelo, capo delle schiere celesti e primo angelo custode dell’umanità.Le Sibille hanno il ruolo fondamentale di svelare il significato ultimo delle cose, anticipando nel mondo pagano, come i profeti biblici in quello cristiano, la venuta di Cristo.
Il convegno, notevole per la varietà e ricchezza dei contenuti, è servito anche a comprendere come rimangano ancora tante realtà da scandagliare e da studiare.
Ci sentiamo dunque di raccogliere l’invito di Padre Floriano Grimaldi a lavorare per documentare, arricchire, approfondire tematiche importanti e fondamentali per la conoscenza della nostra storia e del nostro ambiente.

Onorato e Giuliana

da sinistra Giuseppe Capriotti, Ileana Chirassi Colombo, Bellesi Luigi e Carlo Tommasini.

il prof. Onorato Diamanti ideatore del convegno

Padre Floriano Grimaldi nel suo applaudito ricco intervento

il prof. Enrico Giannini ha presentato il suo ultimo libro 'ciclo pittorico di Martino Bonfini'

il pubblico attento alle relazioni tenute nella chiesa


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