Santuario Madonna dell'Ambro


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Fr. PIETRO LAVINI da Potenza Picena

Voce del Santuario

Fr. PIETRO LAVINI da Potenza Picena
sacerdote


(7 Luglio - 9 Agosto 2015)


Fr. Pietro, al secolo Lavini Armando, era nato a Potenza Picena (MC) il 7 Luglio 1927 da Nazareno e Riucei Palma. Terzo di quattro fratelli, tra i quali fr. Isidoro Lavini, frate cappuccino, deceduto il 31 Luglio 2015
Nel 1936, all’età di 9 anni, è accolto nel seminario dei frati cappuccini di Fermo, dove frequenta gli anni della “preparatoria” e i primi tre anni del Ginnasio. Nel 1943 è inviato a Cingoli per le successive classi del Ginnasio.
Il 31 Luglio 1945 inizia il Noviziato a Camerino con il nome di fr. Pietro da Potenza Picena. Il 1 agosto 1946 emette la professione temporanea dei voti nelle mani di P. Ruggero da Serravalle di Carda, Delegato del Ministro Provinciale P. Pacifico da Monteboaggine
Per gli studi liceali
, nell’agosto del 1946 è inviato a Fermo,e nel settembre del 1947 ad Ancona. Dal 1949 al 1953, per lo studio della Teologia, è a Loreto, dove il 1 agosto 1949 fr. Pietro emette la Professione perpetua dei voti religiosi nelle mani di P. Sebastiano da Potenza Picena, delegato del Ministro provinciale P. Stanislao da San Severino Marche.
A Loreto, ricevuti gli Ordini minori, il Suddiaconato (22 Dicembre 1951) e il Diaconato (8 Marzo 1952), il 13 Luglio 1952, fr. Pietro è ordinato presbitero da Mons. Gaetano Malchiodi.
Sciolto lo studio, nell’ottobre del 1953 è inviato in Ascoli Piceno per lo studio della Sacra Eloquenza. Nel settembre 1954 è trasferito a Camerino, l’anno seguente (1955) a Macerata. Nel 1957, dopo una permanenza di pochi mesi nel convento di Fermo, fr. Pietro è inviato a Montegiorgio e nel 1960 alla fraternità di Amandola – Ambro. Nel 1967 fr. Pietro è aggregato alla fraternità di S. Vittoria in Matenano. Nel 1969 inizia a dimorare nell’Eremo di San Leonardo. Nel 1970, è inviato per 9 mesi in Wolaita (Etiopia) per un aiuto nei lavori di costruzione della Missione da poco aperta.
Nel 1971 fr. Pietro, inizia i lavori di ricostruzione del Monastero Benedettino di S. Leonardo, nel territorio del comune di Montefortino, impresa che lo impegnerà per oltre quarant’anni, facendo tutto da solo, dal disegno al trasporto dei materiali alla cazzuola. A San Leonardo, fr. Pietro rimane fino al novembre del 2014, quando in seguito ad ischemia cerebrale viene ricoverato all’ospedale regionale di Torrette di Ancona. Dimesso dall’ospedale di Ancona, fr. Pietro è ricoverato prima all’Istituto Santo Stefano di Porto Potenza Picena e poi nel reparto di lunga degenza dell’Ospedale di Amandola, dove domenica 9 Agosto, alle ore 9.30 conclude il suo pellegrinaggio terreno, addormentandosi nel Signore.


Al momento del ‘passaggio’ fr. Pietro aveva compiuto:

  • 88 anni e 1 mese di età,
  • 70 anni di vita religiosa
  • 63 anni e 1 mese di sacerdozio



Il Signore, nella sua misericordia lo accolga in paradiso!

Fr. Ferdinando Montesi
(
Segretario provinciale)


San Leonado

La notizia era nell'aria. Domenica 9 agosto 2015 alle ore 9.30 Padre Pietro Lavini ha lasciato questo mondo per il Regno dove "né tignola né ruggine consumano" (Mt 6,20). Era ospite della struttura RSA di Amandola dopo i ricoveri in Ancona e Porto Potenza Picena. Dal giorno fatale in cui fu colpito da ischemia celebrale, giovedì 20 novembre 2014, non si è più ripreso malgrado alcuni segni positivi nella prima fase della malattia. Il giorno successivo al decesso i mezzi di comunicazione hanno dato subito risalto alla notizia: i giornali, la radio, la televisione, tutti i social network hanno evidenziato la popolarità e la meraviglia per l'opera da lui compiuta. Anche l'Avvenire gli dedicherà un articolo e il settimanale inglese the Economist parlerà di lui come profeta del turismo riservandogli una pagina intera con tanto di foto.

Per comprendere la vicenda umana e la ricchezza di spirito di Padre Pietro, occorre (come amava scrivere) salire lassù, lassù sui monti, a San Leonardo, sulla Priora dei Sibillini, dove le pietre sapientemente scolpite raccontano da sole di un folle, per molti passato alla leggenda, che si era innamorato della montagna: e la sposò.

Era il 24 maggio 1971 quando iniziò la sua avventura. Lasciata la comunità del Santuario dell’Ambro, accettò i rischi di una scelta che a tutti sembrava irrealizzabile: vivere nella solitudine e ricostruire l’antico eremo di San Leonardo. Nel suo libro “lassù sui monti” descrive quel passo come una vocazione specifica alla quale non ha potuto che ubbidire, analoga alla chiamata del Santo d’Assisi “va’ ripara la mia casa che va in rovina”. “Ricordo come se fosse oggi – scrive - mi ero seduto su una pietra quando sentii una voce: ‘riparami’. Mi sono girato, non c’era nessuno, solo un vecchio rudere usato come stalla”.

La sua scelta è stata una risposta generosa e fedele allo Spirito, tanto da diventare per tutti “il muratore di Dio”. E ci son voluti decenni di duro lavoro e sacrificio e una testardaggine evangelica per l’impresa: quintali e quintali di ferro e cemento trasportati prima con una carriola poi sui muli su un aspro sentiero, in silenzio. Il sogno è divenuto realtà con la consacrazione della chiesa il 17 settembre del 2000 da parte dell’Arcivescovo di Fermo Mons. Franceschetti e con l’inaugurazione del campanile al suono della campana nel 2007.

Non mi spaventano il silenzio e la solitudine, sono in pace con il Signore" ha scritto nelle memorie. Padre Pietro ha vissuto la spiritualità cappuccina come “vitam eremiticam ducere”, nell’obbedienza allo spirito del testamento del poverello di Assisi: “e io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro quale si conviene all'onestà. E quelli che non sanno, imparino, non per la cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro, ma per dare l'esempio e tener lontano l'ozio”.


Padre Pietro con il motocoltivatore

Ci soffermiamo su alcuni spunti offerti dall’omelia che il vicario diocesano Mons. Pietro Orazi, in rappresentanza dell’arcivescovo, ha pronunciato durante il funerale svoltosi il giorno 11 agosto sul sagrato del Santuario dell’Ambro alla presenza delle autorità della Regione, della Provincia, dei Comuni dei sibillini e di tanta gente venuta da ogni dove. Nel commentare la lettura del giorno, il vicario ha parlato di una fede incrollabile: “Sii forte e fatti animo, il Signore stesso cammina davanti a te. Egli sarà con te, non ti lascerà e non ti abbandonerà. Non temere e non perderti d’animo” (Deut. 31,1-8). A partire da questa fede il nostro confratello ha lasciato tutto e si è fidato di Dio. Anche nei momenti in cui la croce sembrava far fallire l’opera, e di croci ne ha avute tante provenienti da più parti, diceva a tutti “non è mia l’opera…ma di Dio, ci penserà lui, io sono il lavoratore, l'operaio, Dio è l'impresario”. Iniziò l’avventura con una carriola, qualche strumento di lavoro e un pezzo di pane, incurante del freddo, della solitudine, della salute, della distanza e delle critiche. Uniche sicurezze erano la fiducia in Dio e le mani ormai addestrate al duro lavoro dalle opere murarie realizzate nei vari conventi dove era vissuto e dai lavori condotti in Etiopia presso la missione dei cappuccini del Wolaita: la casa di Dubbo porta anche la sua firma! Piace a noi raffigurarlo come discepolo del Dio che nei trenta anni di nascondimento a Nazareth ha evangelizzato col silenzio del lavoro!


Altro aspetto molto importante, ha proseguito il vicario, è il fatto che “l’essere muratore di Dio non gli ha fatto mai dimenticare la sua vera missione a cui era stato chiamato:
sacerdote di Dio e del suo popolo”. L’interesse per la pietra non lo ha mai distolto dal servizio alle pietre vive! L’incontro, la parola, l’eucarestia, la riconciliazione, il conforto erano gli strumenti per la rinascita spirituale degli uomini. Quanta gente “lontana” ha incontrato lassù, in ogni stagione, anche in quella invernale! Quanti cercatori d’infinito sono passati a san Leonardo! Gente di tutte le estrazioni sociali e religiose.

Anche coloro che avevano tagliato i ponti con le parrocchie hanno trovato in lui un interlocutore accogliente. Non era un grande oratore: giusto qualche parola e brevi discorsi che andavano all’essenziale, ma nutriti di esperienza e di preghiera. Soprattutto i giovani erano colpiti dall’immediatezza e dalla semplicità: e per loro era più che sufficiente! La povertà, il silenzio e il lavoro hanno fatto breccia nel cuore di tanti perché parole rare nel nostro mondo.
Padre Pietro ha ridato al mondo, con le sue sole mani, un
luogo di spiritualità per la quale ogni giorno, nella stagione estiva, si sono incamminati tanti alla ricerca di un volto. Non dicevano “vado a San Leonardo, o sulla Priora o all’Infernaccio” ma “andiamo da Padre Pietro” dando nome proprio al luogo: segno che lassù un frate cappuccino dalle mani screpolate, dal pulpito di San Leonardo, offriva vita e vangelo, scrivendo qualcosa di importante nel cuore degli uomini. Le innumerevoli testimonianze durante la sua malattia e nella morte, sono state il segno più evidente dell’apprezzamento per l’opera da lui compiuta. “E’ stato un grande nel regno di Dio”, ha concluso il vicario.
“Padre Pietro - ha scritto Gianni Leoni nel Resto del Carlino - ha scelto di rimanere un piccolo frate dalle tasche vuote e dal cuore lindo come l'aria sul monte, e di portare avanti le sue regole così lontane dal binomio "quattrini e proprietà", falsi valori di questo mondo terreno con il loro opaco corredo di invidie, di ansie e di cupidigia. Lui, l'ostinato, piccolo saio delle vette, resta quello di un primo passo di un giorno lontano: un uomo semplice e felice, titolare unico di un grande patrimonio di chi ha l'animo ricco e neppure una lira in tasca".

A noi il compito dell’emulazione.


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