Santuario Madonna dell'Ambro


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I PROFUGHI

Voce del Santuario > 2013

Dieci africani al santuario della Madonna dell’Ambro per un servizio all’ambiente
21 marzo 2012 Tutti maschi tra i venti e i trent’anni, sbarcati a Lampedusa lo scorso anno e accolti dalla Perigeo onlus di Sant’Angelo in Pontano, una delle associazioni italiane che ha accettato lese. I ragazzi scappati dalla guerra sono ospiti nella sede delle saline, dopo mesi di itineranza e di accoglienza in alloggi di fortuna.
Ci si capisce a fatica tra dialetto, italiano e inglese, con qualche cenno di francese, ma la loro presenza al santuario dell’Ambro, mercoledì 21 marzo, dava la chiara idea del profondo desiderio di fare qualcosa di significativo per l’ambiente.

al lavoro

Gli arnesi del lavoro c’erano tutti, anche tre motoseghe maneggiate con disinvoltura dagli ospiti: non mancavano i classici macete. “Un insolito gruppo di forestali e operatori ecologici', così definiti da alcuni passanti, intenti a ripuil parco da immondizia, tagliare arbusti, raccogliere carta, mettere pietre sull'argine del fiume e dar fuoco alle sterpaglie.
Sono giunti alle 9.30 accolti da Padre Gianfranco Priori, rettore del santuario noto come frate mago, e dal sindaco di Montefortino Domenico Ciaffaroni che ha avuto parole di stima e di incoraggiamento. “Già siete stati in questa terra prima di essere accolti alle saline. Vi abbiamo voluto bene e ci siamo prodigati per non farvi mancare nulla”, ha detto. “I sibillini vi accolgono ed hanno bisogno della vostra presenza, molto preziosa per le nuove generazioni”. Dopo una frugale colazione tutti sui boschi a pulire e preparare l’ambiente per le prossime feste pasquali, giornate intense per la vita del santuario. Poi il pranzo poco prima dell’una e quindi di nuovo al lavoro nel giorno il primo della primavera dove le piante si vestono a nuovo. Il fiume Ambro, chiuso alla vista da rovi, arbusti e piante di ogni genere, ha ripreso a cantare gioioso per la visibilità acquisita.
Ad accompagnare i profughi c’è un ragazzo che ci dice: «Sono bravi, non danno fastidio a nessuno. Hanno le mani d’oro!” “La speranza della Perigeo onlus, ci dice Gianluca Franchillucci responsabile, è quella di avviare anche nel territorio iniziative diversificate che coinvolgano i giovani africani in un’ integrazione vera che speriamo porti un domani ad un posto di lavoro”.

Tutti soddisfatti anche Giovanni Cardos (ha donato un agnello) che sta dando la vita per la bellezza dell’ambiente. Ha esclamato “era ora”! Alcuni amici sono giunti sulle rive dell'Ambro per portare doni e alimenti per il prano preparato dal grande cuoco Fabio.

arrivo al santuario

un profugo con padre Gianfranco

Ed è proprio mangiando che è emerso come ognuno abbia una storia da raccontare, un sogno nel cassetto, un desiderio da esaudire. Giovani tutti provenienti dall’Africa meridionale: ghanesi, ivoriani e nigeriani. Si son trovati in Libia al tempo della rivolta contro Gheddafi, hanno sofferto di tutto e cercato un’altra vita oltre il mediterraneo. Qualcuno ci dice “la mia vita ora è molto bella, dalle sopraffazioni libiche sono riuscito a scappare…ora mi sento accolto ed amato. Sto realizzando nella perigeo quello che desideravo, è un’esperienza nuova nella quale sperimento di non essere ospite ma responsabile dei progetti umanitari. Alcuni mesi or sono abbiamo spedito due containers di aiuti umanitari in Somalia e per questo mi sento orgoglioso nell’aiutare i miei fratelli. Ora mi sto preparando anche ad essere operatore in altri centri di accoglienza. Oggi ho fatto l’esperienza del lavoro accanto ad un fiume: è stato stupendo!”.
Da ospiti a protagonisti di solidarietà, da profughi a interpreti di una nuova umanità, da rifugiati a cooperatori di sviluppo. Questo accade nella perigeo di Penna San Giovanni dove esiste una sola famiglia, quella dei figli di Dio: tutti fratelli




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