Santuario Madonna dell'Ambro


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Padre Alfonso Schiaroli

Voce del Santuario > 2013

Sorella morte ha visitato Padre Alfonso Schiaroli

Il pellegrini del santuario dell’Ambro sono in lutto per la perdita di un sacerdote di chiara testimonianza di vita religiosa - sacerdotale.


Avevamo fatto festa domenica 15 luglio per i suoi 60 anni di sacerdozio; c’erano gli amici del santuario, i suoi penitenti, i parenti e tanti pellegrini che nel partecipare all’eucarestia hanno lodato e ringraziato il Signore per aver condiviso un simile evento giubilare. Niente lasciava presagire l’imminente incontro con sorella morte che purtroppo lo ha colto il 31 ottobre alle ore 13.00 nella nostra infermeria di Macerata.
Fra Alfonso, all'anagrafe Guido Schiaroli, era nato a Monterado (AN) il 20 aprile 1928 ed è stato ordinato sacerdote il 13 luglio 1952 a Loreto.

Padre Alfonso Schiaroli

il sindaco di Montefortino Domenico Ciaffaroni

Varie sono state le sue presenze nei luoghi cappuccini delle Marche: Montegiorgio, Fermo, Ostra, Ascoli Piceno, Camerino, Loreto. Ma il luogo dove ha trascorso la maggior parte dei suoi anni è stato il santuario della Madonna dell’Ambro: per ben 24 anni, dal 1964 al 1970 e dal 1994 sino al giorno della sua dipartita. Negli ultimi giorni di agosto è stato ricoverato nell’ospedale di Amandola per una rovinosa caduta nella sua stanza e per problemi di tromboflebite alla gamba sinistra.
Curato amorevolmente dal personale medico e paramedico, dopo alcuni giorni di convalescenza al santuario, il 4 settembre siamo stati costretti a portarlo nel convento dei cappuccini di Macerata per cure e per “svernare”: sarebbe poi tornato fra noi con il tempo mite.

Ma il 24 ottobre, ricoverato all'Ospedale cidi Macerata, a causa di uno scompenso cardiaco complicato da polmonite, ci ha salutati per l’eternità il giorno 31 ottobre. Il funerale si è svolto nella chiesa dei cappuccini di Macerata il 2 novembre 2012 alle ore 10.00 ed è stato presieduto da fra Giulio Criminesi, ministro provinciale dei cappuccini delle marche.
Presenti molti frati cappuccini, i parenti , gli amici e la nostra corale, coordinata dal maestro Sandro Barchetta, che ha voluto esprimere nel canto la partecipazione e il ringraziamento a Dio per il dono della sua lunga presenza nella nostra terra. Nel medesimo giorno, la salma è stata tumulata presso il cimitero di Monterado.

E’ nostro dovere elevare un canto al Signore con San Francesco: « Laudato si’, mi’ Signore per sora nostra Morte corporale, da la quale nullo omo vivente po’ scappare…». Si! Laudato si’ mi’ Signore, perché siamo certi che sorella morte ha colto Padre Alfonso pronto all’incontro più importante della vita: egli ha vissuto la vocazione sacerdotale cappuccina in pienezza e nella fedeltà. “Bravo servo buono e fedele” sono state certamente le parole del suo Signore nel passaggio dal tempo all’eternità. La morte, pur tremenda, non gli ha procurato alcun male, anzi, è stata lei che come una sorella lo ha accompagnato alla porta del cielo dove era ad attenderlo la sua soavissima mamma Maria.

Padre Alfonso, che noi abbiamo conosciuto e amato nel nostro santuario quale confessore amabile e solerte, è ancora nei nostri cuori e nel nostro spirito. Abbiamo davanti agli occhi la bella immagine della sua persona, la sua statura morale, la sua eleganza naturale, il suo bel sorriso affascinante, la naturale dolcezza, il suo sguardo limpido e trasparente, il suo volto sereno e calmo, riflesso di una fede e di una pace profonda che trovavano sorgente nell'intimità con Dio.

Uomo di un solo libro, quello del vangelo stampato nella vita di tanti santi, ha cercato sempre di parlare di santità e di additarla a tutti soprattutto con l’esempio e la testimonianza. Amava leggere e studiare la vita dei santi: lo faceva per spirito di emulazione, per il desiderio di amare di più il Signore e corrispondere meglio alla sua vocazione. Sua l’idea di istoriare le colonne sul lato sinistro della chiesa dell’Ambro di santi e beati che nella storia probabilmente avevano fatto visita al santuario. Idea realizzatasi nel mese di aprile di questo anno. Ha amato la bellezza in ogni sua forma: la bellezza della natura, del linguaggio e dell’arte. Ha vissuto la sua vocazione secondo lo spirito delle beatitudini: Beati i poveri! Beati i miti! Beati i misericordiosi! Beati i puri di cuore perché vedranno Dio! Lui era l’immagine visibile della mitezza, della misericordia e della povertà evangelica.

Nella sua lunga esperienza ministeriale è stato soprattutto il confessore di tante anime che a lui ricorrevano per conforto e speranza. Varie sono le attestazioni di gratitudine per il suo modo di porgersi.

i parenti nel 60° anno di sacerdozio

il fratello

E’ di questi giorni la testimonianza di un giovane che sulla sua certa parola ha risolto un delicato problema familiare proprio all’indomani della morte del confratello. Davanti al suo confessionale c’era sempre gente che sapeva attendere il proprio turno per entrare da lui: c’erano altri confessori…ma spesso ricercavano lui. Ultimamente su di un foglio segnava il numero dei penitenti e al termine della giornata esclamava: “oggi ne ho confessati un tot numero” soddisfatto e contento di essere stato ancora, malgrado l’età e la salute, strumento di riconciliazione! Accoglieva col sorriso, metteva il penitente nella condizione di parlare serenamente come ad un padre, invitava ad amare e pregare: talvolta diceva “preghiamo insieme…poi tu prega per me”.. Di per sé rigido e determinato con se stesso sui principi e i valori della vita evangelica, riusciva a comprendere le situazioni personali e a trattarle con pazienza, umanità e misericordia. L’invito alla conversione nei casi cosiddetti difficili era fatto con toni affabili e rispettosi dei tempi e delle persone: non riusciva a meravigliarsi del peccato altrui!

Era un uomo di spirito dalle chiare esigenze interiori; religioso devoto e partecipe ai momenti di preghiera comunitaria; frate che sapeva stare in fraternità e gioiva nello starci, contribuiva alla gioia dell’essere fratelli: accogliente, cortese e gentile nei modi. Piace ricordarlo con la corona in mano e con la sua via crucis quotidiana fatta con devozione nella pronuncia esatta delle parole: non poteva passar giornata senza averla fatta, “ne valeva l’indulgenza plenaria”.

P. Alfonso ora non è più con noi; ha terminato il suo cammino terreno; ha concluso la sua vita di consacrazione a Dio e la sua testimonianza soprattutto nel ministero del perdono. Il Signore “lo ha provato e lo ha trovato degno di sé... e riceverà grandi benefici”. Grazie P. Alfonso per quello che sei stato; di quanto ci hai dato e per quanto ci lasci! Il Signore ti accolga nelle sue braccia di Padre misericordioso.


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